Le Sortes Astrampsychi: un libro di oracoli dell'Egitto romano

Le Sortes Astrampsychi, libro oracolare greco noto dai papiri di Ossirinco: domande su eredità, schiavitù e matrimoni nella vita quotidiana dell'Egitto romano.

Tra i papiri greci ritrovati nelle discariche dell'antica Ossirinco, in Egitto, sono emersi frammenti di un'opera singolare: un libro di oracoli pronto all'uso, noto come Sortes Astrampsychi. Non è un testo filosofico né un poema, ma un prontuario di domande e risposte, pensato per chi voleva conoscere l'esito delle proprie preoccupazioni quotidiane. Proprio per questo è una fonte preziosa sulla vita, le speranze e le paure degli abitanti dell'Egitto in età romana.

Un mago leggendario come autore

Il titolo deriva da Astrampsico, un sapiente egiziano o persiano a cui la tradizione greca attribuiva conoscenze magiche. Il prologo dell'opera dichiara che il metodo sarebbe stato inventato da Pitagora e usato da Alessandro Magno per governare il mondo. Si tratta di attribuzioni fittizie, comuni nei testi di questo genere, che servivano a conferire prestigio a un libro destinato in realtà a un pubblico molto ampio.

I frammenti papiracei risalgono per lo più al III e al IV secolo d.C., ma l'opera potrebbe essere più antica. È conservata anche in manoscritti medievali, in una versione rielaborata in senso cristiano, nella quale i riferimenti alle divinità pagane furono eliminati o sostituiti. Questo adattamento mostra quanto il libro fosse apprezzato anche dopo la fine del paganesimo.

Un sistema di numeri e rimandi

Il libro si apriva con un elenco di novantadue domande numerate. Chi consultava sceglieva la propria e, attraverso un numero estratto e una serie di tabelle di rimandi, veniva indirizzato a un gruppo di risposte e infine a una sola sentenza. Il meccanismo, ingegnoso e un po' labirintico, dava l'impressione che la risposta fosse scelta dal caso o da una potenza superiore, e non da chi aveva scritto il libro.

In realtà ogni domanda aveva un piccolo ventaglio di risposte possibili, alcune positive, altre negative o dilatorie. Il sistema garantiva così varietà e plausibilità. Gli studiosi moderni che ne hanno ricostruito il funzionamento lo hanno paragonato a un gioco di società, ma per gli antichi utenti era certamente qualcosa di più serio.

Le domande di una società

Il fascino delle Sortes sta soprattutto nelle domande. Vi si chiede se si riceverà un'eredità, se si otterrà un prestito, se si troverà lo schiavo fuggito, se si diventerà membro del consiglio cittadino, se il figlio che sta per nascere sarà maschio. Alcune domande rivelano la realtà più dura del tempo, come quelle di chi chiedeva se sarebbe stato venduto o se avrebbe ottenuto la libertà.

Altre riguardano i viaggi, le malattie, le liti giudiziarie e i rapporti familiari, compresa la possibilità di riconciliarsi con il coniuge. Un'opera latina paragonabile, le Sortes Sangallenses, è conservata in un palinsesto della biblioteca di San Gallo e testimonia che libri oracolari simili circolavano anche nell'Occidente latino tardoantico, dove rispondevano a bisogni molto simili.

Le Sortes Astrampsychi ci restituiscono, in definitiva, una divinazione senza templi e senza estasi, fatta di carta, numeri e domande concrete. Leggerle oggi significa ascoltare le voci di persone comuni, che affidavano a un libro le incertezze della propria esistenza, dalle piccole liti di vicinato ai grandi timori della vita.