Auguri e aruspici
La divinazione di Etruschi e Romani fu una scienza pubblica, praticata da sacerdoti esperti al servizio della comunità. Gli aruspici etruschi leggevano la volontà degli dèi nelle viscere degli animali sacrificati e nei fulmini, seguendo libri che la tradizione attribuiva al prodigioso Tagete. Gli auguri romani delimitavano nel cielo il templum con il lituo e osservavano il volo degli uccelli o il modo in cui mangiavano i polli sacri, per sapere se un'impresa era approvata dagli dèi. Questa sezione racconta la storia di queste pratiche attraverso le fonti antiche e i documenti archeologici: il fegato di bronzo di Piacenza, il Liber linteus di Zagabria, la leggenda di Romolo e Remo, i prodigi espiati dal Senato, l'avvertimento di Spurinna a Cesare, le critiche di Cicerone nel De divinatione. Il percorso si chiude con la lenta fine dell'aruspicina nel tardo impero, quando le leggi cristiane vietarono i sacrifici e la disciplina etrusca, dopo molti secoli di vita, scomparve.