Ifá: il sistema divinatorio yoruba e la sapienza dei babalawo

Ifá, la divinazione degli Yoruba: Orunmila, i babalawo, il vassoio opon, i 256 odù e i versi tramandati a memoria, riconosciuti dall'UNESCO nel 2008.

Nell'Africa occidentale, tra la Nigeria sudoccidentale, il Benin e il Togo, il popolo yoruba ha elaborato uno dei sistemi divinatori più complessi del mondo. Si chiama Ifá ed è insieme una tecnica di consultazione, un immenso corpus di testi orali e una forma di sapienza religiosa. Gli antropologi che lo hanno studiato nel Novecento, come l'americano William Bascom nel suo libro del 1969, lo hanno descritto come una vera biblioteca non scritta, trasmessa per generazioni di maestro in allievo.

Orunmila e i babalawo

Secondo la tradizione yoruba, Ifá è legato a Orunmila, la divinità della sapienza e della conoscenza del destino, che sarebbe stata presente al momento in cui ogni essere umano sceglie la propria sorte prima di nascere. La città sacra di Ile-Ife, considerata nella mitologia yoruba il luogo d'origine del mondo, occupa un posto centrale in questi racconti.

Gli specialisti di Ifá si chiamano babalawo, espressione che si traduce di solito con «padre dei segreti». La loro formazione è lunga e impegnativa: richiede anni di apprendistato presso un maestro, durante i quali l'allievo memorizza un numero enorme di versi e impara a interpretarli. Il babalawo non è soltanto un indovino, ma un depositario della memoria culturale della comunità.

Gli strumenti della consultazione

La consultazione si svolge con strumenti carichi di significato. Il più noto è l'opon Ifá, un vassoio di legno spesso rotondo, decorato con intagli e con il volto di Eshu, il messaggero divino che media tra gli uomini e gli dèi. Sul vassoio si sparge una polvere chiamata iyerosun, nella quale il babalawo traccia dei segni. Un batacchio intagliato, l'iroke, serve a richiamare l'attenzione delle divinità.

Per ottenere i segni si usano sedici noci di palma consacrate, chiamate ikin, oppure una catenella detta opele, a cui sono legati otto semi o gusci divisi a metà. A seconda di come ricadono, i semi mostrano la faccia concava o convessa, e il risultato viene registrato come una figura. È una struttura binaria che alcuni studiosi hanno accostato alla geomanzia araba, anche se i rapporti storici restano discussi.

Gli odù e i versi

Le figure fondamentali sono sedici, e combinate a due a due danno duecentocinquantasei odù, cioè i segni del sistema. A ciascun odù è associato un gran numero di versi, chiamati ese Ifá, che raccontano miti, storie di divinità, animali e antenati. Il babalawo recita i versi pertinenti e chi consulta riconosce in essi la propria situazione: l'interpretazione nasce dal dialogo tra il racconto e la vita del consultante.

Nel 2005 l'UNESCO ha proclamato il sistema divinatorio di Ifá capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell'umanità, e nel 2008 lo ha iscritto nella Lista rappresentativa. Con la tratta atlantica le tradizioni yoruba hanno raggiunto le Americhe, dove forme di Ifá si sono conservate soprattutto a Cuba e in Brasile, adattandosi a nuovi contesti religiosi.

Ifá mostra che la divinazione può essere anche una forma di letteratura e di educazione morale. Dietro le noci di palma e il vassoio intagliato c'è un patrimonio di racconti che, versetto dopo versetto, ha conservato per secoli la visione del mondo di un intero popolo. Studiarlo significa entrare in una delle grandi tradizioni intellettuali dell'Africa.