Le ossa oracolari della dinastia Shang e la nascita della scrittura cinese

Scapole di bue e piastroni di tartaruga incisi a Yinxu, presso Anyang: come i re Shang interrogavano gli antenati e perché queste ossa contano tanto.

Le più antiche testimonianze estese della scrittura cinese non sono poesie né leggi, ma domande poste agli antenati. Sono incise su scapole di bue e su piastroni di tartaruga usati nella divinazione dalla corte della tarda dinastia Shang, tra il XIII e l'XI secolo a.C. Queste ossa oracolari, chiamate in cinese jiaguwen, «scrittura su gusci e ossa», permettono di ascoltare quasi dal vivo le preoccupazioni di un regno dell'età del bronzo.

Dalle «ossa di drago» agli scavi di Anyang

Secondo un racconto spesso ripetuto, nel 1899 il funzionario ed erudito Wang Yirong riconobbe segni di scrittura antica su frammenti venduti nelle farmacie di Pechino come «ossa di drago», un ingrediente della medicina tradizionale. L'episodio ha forse tratti aneddotici, ma è certo che proprio in quegli anni gli studiosi cominciarono a raccogliere e decifrare questi reperti.

La provenienza fu individuata nei pressi di Anyang, nella provincia dello Henan, dove sorgeva Yin, l'ultima capitale Shang, oggi nota come Yinxu, «le rovine di Yin». Tra il 1928 e il 1937 l'Academia Sinica vi condusse scavi sistematici, e da allora sono stati recuperati moltissimi frammenti, nell'ordine di diverse decine di migliaia, conservati in musei e collezioni di vari paesi.

Il fuoco e le crepe

La tecnica, nota agli studiosi come scapulimanzia e plastromanzia, si basava sul calore. Gli specialisti preparavano l'osso o il guscio, vi scavavano piccole cavità sul retro e vi applicavano una fonte di calore, provocando sulla faccia opposta crepe a forma di T. Il carattere cinese bu, che significa «divinare», sembra riprodurre proprio la forma di quelle fessure.

Dopo la consultazione si incidevano spesso sull'osso la data, il nome del divinatore, la domanda e talvolta il responso del re, e in qualche caso anche l'esito effettivo. La divinazione con ossa bruciate è attestata in Cina anche prima degli Shang, ma senza iscrizioni: è la scrittura a rendere eccezionale il materiale di Anyang.

Che cosa chiedevano i re

Le domande riguardano la pioggia e il raccolto, le campagne militari, la caccia, i sacrifici da offrire agli antenati, le malattie, i sogni, i parti delle regine. Molte iscrizioni risalgono al regno di Wu Ding, uno dei sovrani Shang più documentati, e ricordano anche la consorte Fu Hao, la cui tomba, scoperta intatta nel 1976, ha restituito bronzi, giade e armi.

Per gli storici queste ossa sono una fonte di valore inestimabile. Hanno permesso di confermare in larga parte la lista dei re Shang tramandata dallo storico Sima Qian e di studiare la lingua, la religione e l'amministrazione di una delle prime civiltà urbane della Cina. Molti dei caratteri incisi sono riconoscibili come antenati diretti di quelli moderni, mentre altri restano ancora indecifrati e continuano a impegnare i paleografi.

Le ossa oracolari ricordano che la scrittura cinese, almeno nelle sue forme più antiche giunte fino a noi, è nata in stretto rapporto con il sacro. Ogni crepa era una risposta attesa, ogni incisione un tentativo di fissare il dialogo tra il sovrano e il mondo degli antenati. Nel 2017 l'UNESCO ha inserito le iscrizioni su ossa oracolari nel registro Memoria del mondo.