Tasseografia: la lettura delle foglie di tè nell'Europa moderna

Storia della tasseografia: l'arrivo del tè in Europa, la moda inglese dopo Caterina di Braganza, le lettrici di foglie e i simboli della tazza vittoriana.

La parola tasseografia è un composto curioso: unisce il francese tasse, «tazza», al greco graphe, «scrittura», e indica la lettura delle forme lasciate da un residuo sul fondo di una tazza. Il termine si usa soprattutto per le foglie di tè, protagoniste di una tradizione che ebbe il suo centro nelle isole britanniche. La sua storia è giovane rispetto ad altre arti divinatorie, ma racconta bene il rapporto tra consumi quotidiani, immaginazione e cultura popolare.

Il tè arriva in Europa

Il tè giunse in Europa all'inizio del Seicento grazie ai mercanti olandesi, e in Inghilterra cominciò a diffondersi verso la metà del secolo. Un impulso alla moda venne da Caterina di Braganza, la principessa portoghese che sposò Carlo II nel 1662 e che portò a corte l'abitudine di berlo. Nel Settecento la Compagnia delle Indie Orientali ne fece una merce di largo consumo.

Fino all'introduzione delle bustine, nel Novecento, il tè si preparava con foglie sciolte, e una parte di esse restava inevitabilmente nella tazza. Come per il caffè ottomano, fu proprio questa caratteristica materiale a rendere possibile un nuovo modo di cercare segni nel quotidiano. La diffusione del tè tra tutte le classi sociali, nel corso dell'Ottocento, portò la tazza e le sue foglie in quasi ogni casa britannica.

Lettrici di foglie e fiere di paese

Le testimonianze sulla lettura delle foglie di tè diventano frequenti nel corso dell'Ottocento. In Inghilterra, in Scozia e in Irlanda la pratica era diffusa nelle cucine domestiche, tra le domestiche e le padrone di casa, e presso le indovine che lavoravano nelle fiere. Spesso era associata, nell'immaginario del tempo, alle donne anziane o ai gruppi itineranti.

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento uscirono numerosi opuscoli popolari che elencavano i simboli e il loro significato tradizionale. Questi libretti, venduti a poco prezzo, contribuirono a fissare un repertorio comune che fino ad allora era stato trasmesso soprattutto a voce. La lettura delle foglie passò così dalla cucina alla carta stampata, e da lì ai salotti della piccola borghesia, dove divenne un gioco da fare tra amiche.

La grammatica dei simboli

Nella tradizione tasseografica la tazza veniva considerata come uno spazio orientato. Le foglie vicine al bordo erano associate al presente o al futuro prossimo, quelle sul fondo a un futuro lontano; il manico indicava la persona che aveva bevuto. Le forme venivano paragonate a oggetti familiari: un'ancora, un anello, un uccello, una chiave, un albero.

A ciascuna figura i manuali attribuivano un significato tradizionale, legato al viaggio, al matrimonio, alla fortuna o alle notizie in arrivo. Si trattava di un linguaggio simbolico molto vicino a quello dei sogni e delle carte, fatto di analogie semplici e facilmente memorizzabili, adatte a una lettura conviviale. Non esisteva un canone unico: ogni opuscolo proponeva varianti proprie.

La tasseografia appartiene alla storia della vita privata più che a quella delle grandi dottrine. Attraverso una tazza di tè ci mostra un'epoca in cui la previsione del futuro era anche un passatempo domestico, un modo di conversare e di dare forma alle speranze di ogni giorno, con leggerezza e insieme con serietà.