Creso mette alla prova gli oracoli: un esperimento raccontato da Erodoto
Il re lidio Creso e la prova degli oracoli narrata da Erodoto: la tartaruga cotta nel bronzo, i doni d'oro a Delfi e il responso sul «grande impero».
Verso la metà del VI secolo a.C., il re di Lidia Creso si trovò di fronte a una decisione cruciale: affrontare o no la potenza crescente della Persia di Ciro. Prima di chiedere consiglio agli dèi, volle però sapere quale oracolo fosse davvero degno di fiducia. Erodoto, nel primo libro delle Storie, racconta l'esperimento che ne seguì, uno degli episodi più celebri di tutta la storiografia antica.
Cento giorni e una domanda
Secondo Erodoto, Creso inviò messaggeri a diversi santuari: Delfi, Abe nella Focide, Dodona, gli oracoli di Anfiarao e di Trofonio, Didima presso Mileto e Ammone in Libia. Gli inviati dovevano contare i giorni dalla partenza da Sardi e, il centesimo giorno, chiedere all'oracolo che cosa stesse facendo in quel momento il re. Le risposte dovevano essere messe per iscritto e riportate a corte.
Quel giorno Creso fece qualcosa di volutamente impensabile: tagliò a pezzi una tartaruga e un agnello e li fece cuocere insieme in un calderone di bronzo coperto da un coperchio dello stesso metallo. Nessuno, pensava, avrebbe potuto indovinarlo con mezzi umani. Solo un oracolo capace di vedere a distanza, e dunque davvero ispirato, avrebbe superato la prova e meritato la sua fiducia.
La risposta della Pizia
Erodoto riporta in versi la risposta di Delfi. La Pizia esordì affermando di conoscere il numero dei granelli di sabbia e le misure del mare, di comprendere il muto e di udire chi non parla. Poi dichiarò di sentire l'odore di una tartaruga dal guscio duro cotta nel bronzo insieme a carni d'agnello, con bronzo sotto e bronzo sopra.
Creso giudicò esatta soltanto la risposta di Delfi, mentre riconobbe veritiero anche l'oracolo di Anfiarao, di cui Erodoto dice di non conoscere il responso. Seguì una serie di doni straordinari: tremila capi di bestiame sacrificati, lingotti d'oro, un leone d'oro massiccio, crateri d'oro e d'argento. Erodoto afferma che molti di questi oggetti erano ancora visibili a Delfi ai suoi tempi.
Il grande impero
Creso pose allora la domanda decisiva: doveva marciare contro i Persiani? Delfi e l'oracolo di Anfiarao risposero allo stesso modo: se avesse attaccato, avrebbe distrutto un grande impero. Gli consigliarono anche di cercare l'alleanza dei Greci più potenti. Il re, convinto della vittoria, chiese ancora se il suo regno sarebbe durato a lungo, e la Pizia rispose che doveva fuggire quando un mulo fosse diventato re dei Medi.
Creso attraversò il fiume Halys e combatté contro Ciro, ma fu sconfitto e Sardi cadde. Il grande impero distrutto era il suo. Quando, secondo Erodoto, il re rimproverò ad Apollo di averlo ingannato, la Pizia rispose che avrebbe dovuto chiedere di quale impero si parlasse. Il mulo era Ciro stesso, nato da madre meda e padre persiano, cioè da due stirpi diverse.
L'episodio è stato analizzato per secoli come esempio dell'ambiguità oracolare e del rischio di interpretare le profezie secondo i propri desideri. La sua storicità nei dettagli è incerta, ma la ricchezza dei doni di Creso a Delfi è confermata da più fonti, e il racconto di Erodoto resta una riflessione profonda sui limiti della conoscenza umana.