Il metodo di Artemidoro: sogni teorematici, allegorici e i sei elementi
Come ragionava Artemidoro: la differenza tra enhypnion e oneiros, tra sogni diretti e allegorici, e il ruolo della persona che sogna nell'interpretazione.
Artemidoro non si limitava a stilare elenchi di immagini e significati. All'inizio dell'Oneirocritica espone un vero metodo, con definizioni, distinzioni e regole di prudenza. È questo impianto teorico, più ancora delle singole interpretazioni, ad aver reso il suo libro un modello per i secoli successivi, sia nel mondo bizantino sia in quello arabo.
Enhypnion e oneiros
La prima distinzione riguarda la natura stessa del sogno. L'enhypnion è il sogno che nasce dalle condizioni presenti di chi dorme: chi ha fame sogna di mangiare, chi è innamorato vede la persona amata, chi teme qualcosa lo rivive nel sonno. Per Artemidoro questi sogni non annunciano nulla, perché riflettono soltanto lo stato del corpo e dell'animo e svaniscono con il risveglio.
L'oneiros, invece, è il sogno vero e proprio, quello che secondo l'autore indica qualcosa che deve ancora accadere. Solo di questo si occupa l'interprete. La distinzione era antica e si ritrova, con nomi latini, anche in Macrobio, ma Artemidoro la rende operativa: il primo compito di chi giudica un sogno è capire se valga davvero la pena interpretarlo.
Sogni diretti e sogni allegorici
All'interno degli oneiroi Artemidoro distingue ulteriormente due grandi famiglie. I sogni teorematici si realizzano così come sono stati visti: chi sogna un naufragio e poi naufraga ha avuto un sogno di questo tipo. I sogni allegorici, molto più numerosi, mostrano invece un'immagine che rimanda ad altro, attraverso somiglianze, giochi di parole o associazioni tradizionali, e richiedono un vero lavoro di decifrazione.
Un esempio celebre, riferito anche da Plutarco, riguarda Alessandro Magno durante l'assedio di Tiro: il re sognò un satiro che danzava sul suo scudo, e l'indovino Aristandro scompose la parola greca satyros in sa Tyros, cioè «Tiro è tua». Il gioco linguistico mostra quanto l'allegoria antica fosse legata alla lingua e alla cultura di chi sognava.
La persona prima del simbolo
Il principio più moderno di Artemidoro è forse questo: lo stesso sogno non significa la stessa cosa per tutti. L'interprete deve conoscere il sesso, l'età, la professione, la condizione libera o servile, la salute e le abitudini del sognatore. Un sogno favorevole per un povero può essere sfavorevole per un ricco, e ciò che annuncia gioia a uno schiavo può annunciare danno a un magistrato.
Artemidoro elenca inoltre sei elementi in base ai quali valutare se un'immagine sia conforme o contraria all'ordine delle cose: la natura, la legge, il costume, l'arte o mestiere, i nomi e il tempo. Un sogno che si accorda con questi criteri era ritenuto di buon auspicio, uno che li contraddice di cattivo auspicio, salvo eccezioni che l'autore discute caso per caso.
Questo approccio attento al contesto spiega perché l'Oneirocritica sia ancora letta dagli storici della mentalità antica. Artemidoro raccomandava inoltre di non giudicare un sogno senza conoscerne ogni dettaglio, e di diffidare degli interpreti che rispondono in fretta. Dietro le singole interpretazioni, oggi lontane dalla nostra sensibilità, si scorge un tentativo serio di dare regole a un'arte che per sua natura sfuggiva alle regole.