Delfi e la Pizia: come parlava l'oracolo di Apollo
Storia dell'oracolo di Delfi e della Pizia: il mito di Pitone, l'omphalos, il tripode, i giorni di consultazione e ciò che dicono le fonti antiche.
Ai piedi delle Fedriadi, le rupi scoscese del Parnaso, sorgeva il santuario più consultato del mondo greco. Per oltre un millennio città, re e privati cittadini salirono a Delfi per interrogare Apollo attraverso la sua sacerdotessa, la Pizia. Le fonti antiche, da Erodoto a Plutarco, permettono di ricostruire con buona precisione chi fosse questa donna, dove sedesse e come si svolgessero le consultazioni, pur lasciando aperti alcuni interrogativi che ancora oggi dividono gli studiosi.
Dal mito di Pitone al tempio di Apollo
Secondo l'Inno omerico ad Apollo, il dio giunse a Delfi e uccise con le sue frecce un serpente mostruoso che infestava la regione; dal verbo greco che significa «marcire», riferito al corpo del mostro, sarebbe derivato il nome di Pito. Eschilo, nel prologo delle Eumenidi, offre una genealogia diversa: prima di Apollo l'oracolo sarebbe appartenuto a Gaia, poi a Temi e infine a Febe, che lo avrebbe donato al nipote. Questi racconti riflettono forse il ricordo di culti più antichi, ma restano tradizioni mitiche, non cronache.
Al centro del santuario si conservava l'omphalos, la pietra che indicava l'ombelico del mondo. Il mito racconta che Zeus liberò due aquile dalle estremità opposte della terra e che esse si incontrarono proprio sopra Delfi. Il tempio di cui oggi si vedono le rovine è quello ricostruito nel IV secolo a.C. dopo il terremoto del 373 a.C.; un edificio precedente era bruciato nel 548 a.C. ed era stato rifatto con il contributo della famiglia ateniese degli Alcmeonidi.
Chi era la Pizia
La Pizia era una donna di Delfi, scelta tra la popolazione locale e tenuta alla castità durante il servizio. Diodoro Siculo riferisce che in origine si sceglievano fanciulle vergini, ma che dopo il rapimento di una di loro si stabilì che la profetessa avesse più di cinquant'anni, pur continuando a vestire abiti da ragazza. Plutarco, che fu sacerdote a Delfi tra il I e il II secolo d.C., ricorda che nei periodi di maggiore affluenza servivano due Pizie, con una terza di riserva.
Accanto a lei operavano i sacerdoti e i cosiddetti profeti, che accoglievano le domande e davano forma ai responsi. Una parte degli oracoli tramandati è in esametri, ma Plutarco, nel dialogo sugli oracoli della Pizia, osserva che ai suoi tempi le risposte erano date per lo più in prosa, e discute a lungo le ragioni di questo cambiamento.
Il giorno della consultazione
In origine, secondo Plutarco, l'oracolo parlava una sola volta l'anno, il settimo giorno del mese di Bysios, ritenuto il compleanno di Apollo. Più tardi le sedute divennero mensili, sempre al settimo giorno, e si interrompevano nei mesi invernali, quando si credeva che il dio fosse lontano. Chi consultava pagava una tassa, offriva una focaccia sacra detta pelanos e sacrificava un animale. Alcune città e alcuni benefattori godevano della promanteia, il diritto di precedenza nella fila dei postulanti.
La Pizia sedeva su un tripode nell'adyton, la parte più interna del tempio, interdetta ai più. Le fonti la associano all'alloro sacro ad Apollo e alla fonte Castalia, presso la quale ci si purificava prima di entrare. Strabone parla di un soffio, un pneuma, che saliva da una fenditura del suolo e ispirava la profetessa. Se questa esalazione sia mai esistita, e di quale natura fosse, è ancora oggetto di discussione tra geologi e archeologi.
Il prestigio di Delfi non dipendeva soltanto dalla precisione delle sue risposte, spesso volutamente ambigue, ma dalla sua funzione di luogo neutrale e panellenico. Lì si decidevano fondazioni di colonie, si chiedeva conto di pestilenze e carestie, si cercava legittimazione per leggi e guerre. La figura della Pizia, donna comune trasformata nella voce del dio, resta una delle immagini più durature dell'antichità.