Claros, l'oracolo di Apollo Clario tra Manto, Mopso e Germanico

L'oracolo di Apollo a Claros, presso Colofone: la fondazione mitica di Manto, la sfida tra Calcante e Mopso, la grotta sacra e la visita di Germanico.

Sulla costa della Ionia, poco lontano dall'antica Colofone e dall'attuale città turca di Smirne, il santuario di Apollo Clario fu per secoli uno dei maggiori centri profetici dell'Asia Minore. In età romana la sua fama eguagliava quella di Delfi, e le città greche d'Oriente vi inviavano regolarmente delegazioni ufficiali. A differenza di Delfi, però, a Claros il dio non parlava per bocca di una donna, ma attraverso un sacerdote che scendeva sotto terra.

Manto e la gara dei veggenti

La tradizione collega la fondazione del santuario a Manto, figlia dell'indovino tebano Tiresia. Dopo la presa di Tebe da parte degli Epigoni, Manto sarebbe stata inviata ad Apollo come parte del bottino e da lì sarebbe giunta in Ionia, dove generò Mopso, a sua volta grande veggente. Pausania riferisce una versione di questa storia nel libro dedicato all'Acaia, collegandola alle origini stesse della città di Colofone e ai primi coloni greci della regione.

Strabone conserva un racconto ancora più celebre. Dopo la guerra di Troia, l'indovino Calcante giunse a Claros e sfidò Mopso in una gara di divinazione. Secondo una versione, Calcante chiese quanti fichi portasse un albero, e Mopso indovinò il numero esatto; vinto, Calcante morì di dolore. La storia, attribuita già a un poema esiodeo, esprime la superiorità riconosciuta all'oracolo di Claros.

La grotta e la fonte

Tacito, negli Annali, offre la descrizione più precisa della consultazione. Nel 18 d.C. Germanico, nipote e figlio adottivo di Tiberio, si fermò a Claros durante il suo viaggio in Oriente. Lo storico spiega che non vi profetava una donna, come a Delfi, ma un sacerdote scelto da determinate famiglie, per lo più di Mileto. Egli domandava soltanto il numero e il nome dei consultanti, poi scendeva in una grotta e beveva l'acqua di una fonte segreta.

Secondo Tacito, quel sacerdote, spesso ignaro di lettere e di metrica, rispondeva in versi composti ai pensieri che ciascuno aveva in mente. A Germanico predisse in forma ambigua, come era costume degli oracoli, una fine precoce. Germanico morì infatti in Siria l'anno seguente. Gli scavi francesi del XX secolo hanno confermato l'esistenza di corridoi e stanze sotterranee sotto il tempio, coperti da volte di pietra.

Cori e delegazioni

Le iscrizioni ritrovate a Claros raccontano un aspetto meno noto dell'oracolo. Città dell'Asia Minore, delle isole e perfino di regioni lontane inviavano delegazioni ufficiali, spesso accompagnate da cori di fanciulli che cantavano inni ad Apollo. I loro nomi, incisi sulle colonne e sui gradini del santuario, permettono di seguire anno per anno la rete di relazioni che faceva di Claros un centro religioso internazionale.

Nel II secolo d.C., durante la grave epidemia che colpì l'impero sotto Marco Aurelio, diverse città si rivolsero a Claros e fecero incidere le risposte ricevute, che prescrivevano sacrifici e statue di Apollo da collocare alle porte. Le iscrizioni non garantiscono che i rimedi fossero efficaci: documentano piuttosto la fiducia che le comunità riponevano nel dio.

Claros mostra come la divinazione antica non fosse in declino ovunque nella prima età imperiale. Mentre Plutarco lamentava il silenzio di tanti oracoli greci, in Ionia il santuario di Apollo Clario viveva una stagione di grande prestigio, durata fino alla tarda antichità e documentata soprattutto dalle pietre, più che dai racconti degli storici.