Il Necromanteion di Efira: l'oracolo dei morti sull'Acheronte
L'oracolo dei morti di Efira in Tesprozia: l'Acheronte di Omero, Periandro e lo spirito di Melissa in Erodoto, gli scavi del 1958 e i dubbi degli studiosi.
Nella Grecia nord-occidentale, dove il fiume Acheronte attraversava un tempo una palude prima di raggiungere il mare Ionio, gli antichi collocavano una delle porte del regno dei morti. Lì, nella regione della Tesprozia, presso l'antica Efira, sorgeva un oracolo singolare: non si interrogavano gli dèi, ma le anime dei defunti. I Greci lo chiamavano necromanteion, oracolo dei morti, e la sua memoria attraversa la letteratura da Omero a Pausania.
I fiumi infernali di Omero
Nel decimo libro dell'Odissea la maga Circe indica a Odisseo la strada per l'Ade. L'eroe dovrà raggiungere il luogo in cui il Piriflegetonte e il Cocito, ramo dello Stige, si gettano nell'Acheronte, presso una rupe. Già gli antichi riconobbero in questa descrizione la geografia della Tesprozia, dove scorrono un Acheronte e un Cocito reali e dove si stendeva la palude Acherusia.
Pausania, nel I libro della sua Periegesi, conferma il collegamento: secondo lui Omero aveva visto i luoghi della Tesprozia e ne aveva tratto i nomi dei fiumi infernali. Riferisce anche la leggenda secondo cui Teseo e Piritoo si sarebbero spinti in quella regione per rapire la moglie del re dei Tesproti, un episodio che le versioni più note collocano invece negli Inferi stessi.
Periandro e lo spirito di Melissa
La testimonianza storica più celebre si trova in Erodoto. Periandro, tiranno di Corinto, inviò messaggeri all'oracolo dei morti presso l'Acheronte per interrogare lo spirito della moglie Melissa, che egli stesso aveva ucciso, sul luogo in cui era nascosto un deposito affidato a un ospite. Melissa rifiutò di rispondere: aveva freddo ed era nuda, perché le vesti sepolte con lei non erano state bruciate e non le servivano a nulla.
Come prova della sua identità, lo spirito ricordò un dettaglio intimo e terribile, che solo Periandro poteva comprendere. Il tiranno allora fece radunare le donne di Corinto nel tempio di Era, le spogliò delle loro vesti più belle e le bruciò in onore della moglie. Interrogata di nuovo, Melissa rivelò finalmente il luogo del deposito. Il racconto, al di là della sua verità, mostra come si immaginava il dialogo con i defunti.
Le scoperte e i dubbi
Nel 1958 l'archeologo greco Sotirios Dakaris iniziò gli scavi su una collina presso il villaggio di Mesopotamo, sotto il monastero di San Giovanni Prodromo. Portò alla luce un edificio di età ellenistica con corridoi tortuosi, stanze laterali e una sala sotterranea a volta, e lo identificò con il necromanteion descritto dalle fonti. Il complesso fu distrutto da un incendio, probabilmente durante la campagna romana in Epiro del 167 a.C.
Negli anni successivi l'interpretazione è stata messa in discussione. Diversi studiosi hanno proposto che l'edificio fosse una fattoria fortificata o una piccola fortezza, e che i pezzi metallici interpretati come parti di macchinari per apparizioni fossero in realtà elementi di catapulte. Il dibattito non è chiuso: è certo che un oracolo dei morti esisteva nella regione, meno certo che sia proprio quello scavato.
Oggi il sito, visitabile, conserva un'atmosfera particolare, accentuata dal paesaggio fluviale. Che sia o no il santuario di cui parlava Erodoto, Efira resta il luogo in cui la geografia reale della Grecia e quella immaginaria dell'oltretomba si sono sovrapposte più strettamente, offrendo agli antichi un luogo preciso in cui immaginare il confine tra i vivi e i morti.