Il sogno di Costantino prima della battaglia di Ponte Milvio
Il 28 ottobre 312 Costantino sconfisse Massenzio a Ponte Milvio. Lattanzio parla di un sogno, Eusebio di una croce in cielo: due racconti a confronto.
Pochi sogni hanno avuto conseguenze storiche paragonabili a quello che, secondo le fonti cristiane, Costantino fece alla vigilia dello scontro con Massenzio alle porte di Roma. La battaglia di Ponte Milvio, combattuta il 28 ottobre del 312, gli diede il controllo dell'Occidente romano e aprì la strada alla progressiva affermazione del cristianesimo nell'impero. Ma che cosa accadde davvero quella notte? Le testimonianze antiche non concordano, e il loro confronto è un piccolo laboratorio di metodo storico.
Il racconto di Lattanzio
La fonte più vicina agli eventi è Lattanzio, retore cristiano che fu precettore di Crispo, figlio di Costantino. Nell'opera Sulla morte dei persecutori, scritta pochi anni dopo la battaglia, afferma che Costantino fu avvertito in sogno di far tracciare sugli scudi dei soldati il segno celeste di Dio prima di combattere. L'imperatore obbedì, facendo dipingere un simbolo che Lattanzio descrive come una lettera X attraversata e ripiegata in alto.
Gli studiosi discutono se si trattasse del chi-rho, cioè le prime due lettere greche del nome di Cristo sovrapposte, o di un segno simile alla croce. In ogni caso, nel racconto di Lattanzio tutto avviene nel sonno: non c'è alcun fenomeno visibile nel cielo e non c'è un esercito testimone, ma un messaggio privato rivolto al solo imperatore.
La croce di luce secondo Eusebio
Più tardi, nella Vita di Costantino scritta dopo la morte dell'imperatore nel 337, il vescovo Eusebio di Cesarea racconta una storia più ampia. Afferma di averla udita dallo stesso Costantino, che gliela confermò con giuramento. Durante una marcia, a mezzogiorno, l'imperatore e i suoi soldati avrebbero visto in cielo, sopra il sole, una croce di luce con le parole «con questo vinci».
La notte seguente Cristo gli sarebbe apparso in sogno con lo stesso segno, ordinandogli di farne un'insegna da usare in battaglia. Nasce così, secondo Eusebio, il labaro, lo stendardo sormontato dal monogramma di Cristo. La formula latina «in hoc signo vinces», con cui l'episodio è noto, è una resa successiva dell'espressione greca riportata dal vescovo.
Tra propaganda e devozione
Gli storici osservano che i due racconti rispondono a esigenze diverse. Lattanzio scrive a caldo, in un clima di celebrazione della fine delle persecuzioni; Eusebio scrive anni dopo, quando Costantino è ormai divenuto il modello del sovrano cristiano. Il fatto che un panegirico pagano del 310 parli di una visione di Apollo avuta dall'imperatore in un santuario della Gallia mostra che Costantino legava già da tempo il proprio potere a segni divini.
Alcuni studiosi moderni hanno ipotizzato che alla base della tradizione ci sia un fenomeno atmosferico reale, come un alone solare, poi interpretato in chiave religiosa. Altri ritengono che il racconto sia cresciuto progressivamente con il passare degli anni. Si tratta comunque di ipotesi, e la questione resta aperta. Ciò che è certo è che, dopo la vittoria, Costantino favorì apertamente la Chiesa.
Resta il fatto che il sogno di Costantino divenne uno dei temi più rappresentati dell'arte cristiana. Piero della Francesca lo dipinse nel ciclo della Leggenda della Vera Croce ad Arezzo, con l'imperatore addormentato sotto la tenda e l'angelo che scende nella notte, in una delle prime grandi scene notturne della pittura italiana.