Preneste e le sortes della Fortuna Primigenia
Il santuario della Fortuna Primigenia a Preneste: la leggenda di Numerio Suffustio, le tavolette di quercia, lo scetticismo di Cicerone e gli imperatori.
Sulle pendici del monte Ginestro, dove oggi sorge Palestrina, a sud-est di Roma, gli antichi Prenestini costruirono uno dei più grandiosi santuari del mondo romano. Era dedicato alla Fortuna Primigenia, e la sua fama non dipendeva soltanto dall'architettura a terrazze che scendeva verso la pianura, ma da un oracolo particolare: le sortes, tavolette incise estratte a sorte e interpretate come la voce della dea.
La leggenda delle tavolette
Cicerone, nel secondo libro del De divinatione, riferisce la leggenda di fondazione conservata negli archivi di Preneste. Un cittadino illustre, Numerio Suffustio, fu spinto da sogni ripetuti e minacciosi a spaccare una roccia in un luogo preciso. Dalla pietra spezzata uscirono tavolette di legno di quercia incise con antichi segni. Il luogo fu recintato e consacrato, e accanto vi sorse il culto di Fortuna.
Nello stesso tempo, prosegue il racconto, dove ora sorgeva il tempio della Fortuna, un ulivo stillò miele. Gli aruspici dichiararono che quelle sortes avrebbero goduto di grande fama, e per ordine loro con il legno dell'ulivo si costruì una cassetta in cui le tavolette furono riposte. Al momento della consultazione, un fanciullo le mescolava e le estraeva, secondo la tradizione su ispirazione della dea.
Lo sguardo critico di Cicerone
Cicerone non nasconde il suo scetticismo. Si domanda che cosa si possa prevedere con un'estrazione a sorte e osserva che, ai suoi tempi, nessun magistrato o uomo di rilievo ricorreva più a quel genere di divinazione, praticata ormai soprattutto dal popolo. Ricorda anche una battuta del filosofo Carneade, che diceva di non aver mai visto una Fortuna più fortunata di quella di Preneste.
Questo atteggiamento ironico non deve trarre in inganno. Il santuario restava frequentatissimo, e la sua imponente ricostruzione monumentale, datata in genere tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., mostra la ricchezza raccolta da un culto che attirava devoti da tutto il Lazio e oltre. La dea era rappresentata anche mentre allattava Giove e Giunone fanciulli, in un'immagine che la poneva all'origine stessa degli dèi.
Gli imperatori e la dea
Le sortes prenestine interessarono anche i sovrani di Roma. Svetonio racconta che Tiberio, diffidente verso gli oracoli vicini alla capitale, pensò di sopprimerle e fece portare a Roma la cassetta sigillata; ma le tavolette sarebbero sparite al suo interno, per ricomparire soltanto quando il contenitore fu restituito a Preneste. L'imperatore, colpito dall'episodio, rinunciò al suo proposito.
Lo stesso Svetonio narra che Domiziano consultava ogni anno all'inizio dell'anno la Fortuna di Preneste, ricevendo sempre responsi favorevoli. Nell'ultimo anno della sua vita la sorte estratta fu invece funesta, e poco dopo l'imperatore fu assassinato. Al di là della loro veridicità, questi episodi mostrano quanto la fama del santuario fosse ancora viva nel I secolo d.C.
Del grande complesso restano oggi le terrazze, inglobate nell'abitato medievale e moderno di Palestrina, e il Museo archeologico nazionale ospitato nel palazzo Colonna Barberini. Tra le sue opere spicca il celebre mosaico nilotico, che raffigura l'Egitto durante la piena. Preneste mostra come anche la semplice estrazione di un segno potesse diventare, nel mondo romano, un oracolo di prestigio.