Calcante, l'indovino degli Achei da Aulide alla guerra di Troia
Calcante, figlio di Testore, indovino dell'esercito acheo: il prodigio di Aulide, il sacrificio di Ifigenia, l'ira di Apollo e la sfida con Mopso.
Nell'esercito che salpò verso Troia, accanto ai re e ai guerrieri, c'era un uomo la cui autorità non derivava dalle armi. Calcante, figlio di Testore, era l'indovino degli Achei. L'Iliade lo presenta nel primo libro con una formula rimasta celebre: egli conosceva le cose presenti, future e passate, e grazie all'arte profetica donatagli da Apollo aveva guidato le navi fino alle coste troiane.
Il prodigio di Aulide
Il primo grande vaticinio di Calcante risale alla raccolta della flotta ad Aulide, in Beozia. Nel secondo libro dell'Iliade Odisseo lo ricorda ai compagni: durante un sacrificio presso una fonte, un serpente uscito da sotto l'altare divorò otto passerotti in un nido e infine la loro madre, poi fu mutato in pietra da Zeus. Calcante interpretò il segno: la guerra sarebbe durata nove anni e Troia sarebbe caduta nel decimo.
Più drammatico è l'episodio che la tradizione tragica collega alla stessa sosta. Quando i venti contrari impedivano la partenza, l'indovino dichiarò che Artemide, offesa, chiedeva il sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone. Eschilo nell'Agamennone ed Euripide nell'Ifigenia in Aulide hanno dato forma diversa alla vicenda; in alcune versioni la fanciulla fu salvata all'ultimo momento dalla dea e sostituita sull'altare con una cerva.
L'ira di Apollo e lo scontro con Agamennone
L'Iliade si apre con una pestilenza che decima il campo acheo. Achille convoca l'assemblea e chiede che un indovino ne spieghi la causa. Calcante, prima di parlare, domanda protezione, perché sa che la verità irriterà il re. Rivela infatti che Apollo punisce i Greci per l'offesa fatta al suo sacerdote Crise, la cui figlia Criseide era trattenuta da Agamennone come preda di guerra.
La reazione del sovrano è immediata e violenta: accusa Calcante di non avergli mai annunciato nulla di gradito. L'episodio mostra bene la posizione ambigua dell'indovino antico, indispensabile al comando ma esposto alla collera dei potenti. Da quella rivelazione nasce la contesa tra Agamennone e Achille, che costituisce il motore dell'intero poema.
La sfida con Mopso
Le fonti successive narrano anche la fine dell'indovino. Secondo un oracolo, Calcante sarebbe morto quando avesse incontrato un veggente più abile di lui. Dopo la guerra giunse presso Claro, vicino a Colofone, dove viveva Mopso, figlio di Manto. Strabone riferisce, citando una tradizione esiodea, la gara fra i due: Calcante chiese quanti fichi portasse un albero, e Mopso indicò il numero esatto e perfino la misura che avrebbero riempito.
In un'altra variante la sfida riguardava una scrofa gravida e il numero dei suoi piccoli. In ogni caso Calcante, sconfitto dal rivale, sarebbe morto di dolore. Il racconto esprime un'idea cara ai Greci: anche la sapienza profetica ha una gerarchia, e ogni indovino porta in sé il limite della propria conoscenza.
Il nome di Calcante rimase legato all'immagine del vate militare, interprete dei sacrifici e dei voli d'uccelli al servizio di un esercito. Dante lo ricorda nel ventesimo canto dell'Inferno come colui che, con Euripilo, diede il segnale per tagliare la fune della prima nave ad Aulide, e la sua figura continuò a comparire nei poemi troiani medievali e rinascimentali.