Merlino profeta: dalle leggende gallesi a Goffredo di Monmouth

Merlino prima di Artù: Myrddin nella tradizione gallese, le Prophetiae Merlini di Goffredo di Monmouth, i draghi di Vortigern e l'uso politico.

Prima di diventare il mago consigliere di re Artù, Merlino fu soprattutto un profeta. La sua figura, così come la conosce l'Europa medievale, prende forma nella prima metà del XII secolo grazie a un chierico attivo a Oxford, Goffredo di Monmouth, che fuse elementi della tradizione gallese con materiale di sua invenzione. Le profezie che gli attribuì ebbero una diffusione enorme e furono commentate, imitate e usate per fini politici per tutto il Medioevo.

Myrddin e le radici gallesi

Nella poesia gallese medievale compare un Myrddin, bardo e veggente che, secondo la tradizione, impazzì dopo la battaglia di Arfderydd, combattuta nel nord della Britannia e datata dagli annali al 573. Rifugiatosi nella foresta di Celyddon, avrebbe vissuto tra gli animali pronunciando oscure profezie. I poemi a lui attribuiti sono conservati in manoscritti più tardi, come il Libro nero di Carmarthen, e la loro datazione resta discussa.

Una figura affine, Lailoken, appare nella tradizione legata a san Kentigern nella Scozia meridionale. Gli studiosi discutono da tempo se Myrddin e Lailoken rappresentino la stessa leggenda in due versioni. Certo è che il motivo dell'uomo selvatico profeta, che vive ai margini del mondo umano e ne conosce il destino, costituisce lo strato più antico della figura di Merlino.

Il fanciullo e i due draghi

La Historia Brittonum, compilazione latina attribuita a Nennio e datata ai primi decenni del IX secolo, narra di re Vortigern che non riusciva a costruire una torre: ogni notte le fondamenta crollavano. I suoi saggi gli consigliarono di cercare un fanciullo senza padre. Il ragazzo trovato, chiamato Ambrosius, rivelò che sotto il terreno si trovava uno stagno con due draghi, uno rosso e uno bianco, in lotta perpetua.

Goffredo di Monmouth riprese l'episodio e lo assegnò al suo Merlinus Ambrosius. Nella Historia regum Britanniae, completata intorno al 1136, il drago rosso rappresenta i Britanni e il bianco i Sassoni invasori. Da quella visione prende avvio la lunga sezione delle Prophetiae Merlini, che Goffredo aveva diffuso anche come opera autonoma prima di inserirla nella sua storia.

Profezie per i re

Le Prophetiae sono un testo volutamente enigmatico, popolato di leoni, cinghiali, aquile e linci, che si prestava a essere riferito a eventi sempre nuovi. I lettori vi riconoscevano allusioni a Enrico I, ai conflitti dinastici inglesi, alle crociate. Già nel XII secolo circolavano commentari dedicati a decifrarne il senso, e sovrani e cronisti le citavano per legittimare imprese e alleanze.

Intorno al 1150 Goffredo compose anche la Vita Merlini, un poema in esametri latini che riprende il tema gallese del profeta folle nella foresta. Più tardi, verso il 1200, Robert de Boron fece di Merlino il figlio di un demone e di una giovane devota, dotato per grazia divina della conoscenza del futuro. Fu attraverso questi romanzi che il veggente entrò stabilmente nel ciclo arturiano.

Nel corso dei secoli si moltiplicarono raccolte di profezie messe sotto il suo nome, in latino, francese e italiano, applicate di volta in volta a guerre, sovrani e papi. La storia di Merlino mostra come una figura leggendaria potesse diventare un'autorità profetica viva, invocata da chi cercava nel passato una garanzia per il proprio presente.