La völva della Völuspá: la veggente che narra la fine degli dèi
La Völuspá, primo carme dell'Edda poetica: la veggente interrogata da Odino, la creazione, Yggdrasill, il Ragnarök e le völur delle saghe islandesi.
Il primo poema dell'Edda poetica si apre con una richiesta di silenzio. Una voce femminile chiede ascolto a tutte le sacre stirpi, grandi e piccoli figli di Heimdallr, e si prepara a raccontare la storia del mondo dalle origini alla fine. È la völva, la veggente della tradizione norrena, e il carme che porta il suo nome, la Völuspá o «profezia della veggente», è una delle fonti più importanti per conoscere la mitologia scandinava.
Il testo e i manoscritti
La Völuspá ci è giunta principalmente in due manoscritti islandesi. Il più importante è il Codex Regius, scritto intorno al 1270 e conservato oggi a Reykjavík; un'altra versione, con differenze nell'ordine delle strofe, si trova nella Hauksbók, dei primi anni del Trecento. Snorri Sturluson, nella prima metà del XIII secolo, citò e parafrasò ampiamente il poema nella sezione della sua Edda nota come Gylfaginning.
La data di composizione è discussa. Molti studiosi la collocano intorno all'anno Mille, in un'epoca di passaggio tra la religione tradizionale e il cristianesimo in Islanda, ma non mancano proposte diverse. Alcuni dettagli della visione finale sono stati letti come influenzati dall'immaginario cristiano, altri come testimonianza di concezioni pagane più antiche.
Dalla creazione al Ragnarök
La veggente parla a Odino, che l'ha interpellata e ricompensata con anelli e collane. Ricorda il tempo in cui non c'erano né sabbia né mare né cielo, ma solo il vuoto del Ginnungagap; narra la formazione del mondo, la nascita dei primi esseri umani Askr ed Embla, il frassino Yggdrasill e le Norne che presso la sua fonte stabiliscono il destino degli uomini. Più volte interrompe il racconto con una domanda rivolta al dio: sapete ancora, o cosa?
Poi la visione si fa cupa: la morte di Baldr, il dolore di Frigg, la prigionia di Loki. Seguono gli anni delle asce e delle spade, in cui i fratelli si combattono, e infine il Ragnarök, il destino degli dèi. Il lupo Fenrir si libera, Odino cade, il sole si oscura e la terra sprofonda nel mare. Ma la völva vede anche una terra nuova emergere verde dalle acque, dove i superstiti ritrovano nell'erba le tavolette d'oro degli antichi giorni.
Le veggenti nelle saghe
La figura della völva non è soltanto letteraria. Le saghe islandesi descrivono donne che viaggiavano di fattoria in fattoria per pronunciare previsioni durante le stagioni difficili. Il ritratto più dettagliato si trova nella Saga di Erik il Rosso, che narra la visita di Thorbjörg, detta la piccola veggente, a una comunità della Groenlandia colpita dalla carestia.
La saga descrive con cura il suo mantello blu ornato di pietre, il bastone, il cappuccio di pelle d'agnello nero foderato di pelle di gatto bianco e il seggio rialzato su cui sedeva. Il racconto, scritto in epoca cristiana, va usato con prudenza, ma l'archeologia ha restituito in diverse sepolture scandinave di età vichinga bastoni metallici e corredi che alcuni studiosi associano a figure di questo tipo.
Anche nei Baldrs draumar, un altro carme eddico, Odino cavalca fino al regno dei morti per risvegliare una veggente sepolta e interrogarla sul destino del figlio. La völva appare così come la custode di un sapere che neppure il più grande degli dèi possiede: la conoscenza dell'intero arco del tempo, dal principio alla fine e oltre, verso un mondo rinnovato.