Artemidoro di Daldi e l'Oneirocritica, il grande trattato antico dei sogni
Chi era Artemidoro di Daldi, come nacque l'Oneirocritica nel II secolo d.C. e perché il suo manuale dei sogni ha attraversato quasi due millenni.
Tra tutti i libri antichi dedicati ai sogni, uno solo ci è giunto completo e ordinato come un vero manuale: l'Oneirocritica, cioè «l'arte di giudicare i sogni», scritta in greco da Artemidoro nel II secolo dopo Cristo. Non è un testo filosofico né una raccolta di prodigi, ma l'opera di un professionista che voleva dare dignità tecnica a un mestiere spesso disprezzato, quello degli interpreti che offrivano i loro servizi nelle piazze e nelle fiere del mondo greco-romano.
Un autore tra Efeso e la Lidia
Artemidoro era originario di Efeso, ma preferì firmarsi «di Daldi», dal nome della piccola città della Lidia da cui proveniva la madre, per renderle onore. Lo racconta egli stesso nell'opera, che resta quasi l'unica fonte sulla sua vita. Visse probabilmente sotto gli Antonini, nella seconda metà del II secolo, e dedicò i primi libri a un certo Cassio Massimo, personaggio che gli studiosi non hanno identificato con certezza.
Per raccogliere il materiale viaggiò a lungo in Grecia, in Asia Minore, in Italia e nelle isole maggiori, frequentando le grandi feste religiose dove gli indovini lavoravano. Afferma di aver ascoltato con pazienza anche gli interpreti di strada, che altri studiosi evitavano, e di aver annotato per anni sogni ed esiti. Questo lavoro sul campo è ciò che rende il suo libro diverso dalla speculazione astratta.
La struttura dell'opera
L'Oneirocritica è divisa in cinque libri. I primi tre seguono un ordine che parte dal corpo umano, dalla nascita alla morte, e passa poi alle attività quotidiane, al lavoro, agli animali, agli dèi e ai fenomeni naturali. Il quarto e il quinto libro sono dedicati al figlio, anch'egli chiamato Artemidoro, che si preparava alla stessa professione: contengono consigli di metodo e una raccolta di casi concreti.
Il quinto libro è particolarmente prezioso per lo storico, perché elenca quasi cento sogni seguiti dall'avvenimento che, secondo l'autore, li aveva confermati. Ne esce un ritratto vivacissimo della società del tempo: schiavi che sperano la libertà, atleti in ansia per le gare, mercanti, debitori, malati, mogli e mariti. I sogni diventano così un documento di storia sociale, oltre che di credenze religiose.
Una fortuna lunga quasi due millenni
Il trattato fu tradotto in arabo nel IX secolo da Hunayn ibn Ishaq, il grande traduttore di Baghdad, e influenzò i manuali di interpretazione del mondo islamico e bizantino. In Occidente riemerse con la prima edizione a stampa del testo greco, pubblicata a Venezia da Aldo Manuzio nel 1518, e conobbe poi traduzioni latine e volgari. Sigmund Freud lo citò nell'Interpretazione dei sogni del 1900, riconoscendogli un posto nella storia della disciplina.
Leggere oggi Artemidoro significa entrare nella mentalità di un mondo in cui il futuro si poteva intravedere nelle immagini notturne, ma anche scoprire un autore attento, metodico, curioso degli uomini e delle loro speranze. Accanto a lui, del resto, le fonti ricordano altri interpreti di sogni i cui libri sono andati perduti. La sua opera resta il punto di partenza obbligato per chiunque voglia capire come gli antichi pensavano il sogno.