L'incubazione nel santuario di Asclepio a Epidauro

Il rito dell'incubazione nell'Asclepieion di Epidauro: l'abaton, le stele dei miracoli viste da Pausania e la diffusione del culto ad Atene e a Roma.

Nel Peloponneso nord-orientale, in una valle a pochi chilometri dal mare, sorgeva il più celebre santuario di Asclepio del mondo greco. Epidauro era considerata dalla tradizione locale la patria del dio guaritore, figlio di Apollo, e tra il V e il IV secolo avanti Cristo divenne una meta di pellegrinaggio per malati provenienti da ogni parte della Grecia. Il cuore del culto era un'esperienza notturna: l'incubazione, ovvero il dormire nel recinto sacro in attesa di un sogno inviato dal dio.

L'abaton, il luogo in cui non si entra

I pellegrini, dopo purificazioni e offerte, trascorrevano la notte in un lungo portico chiamato abaton, cioè «luogo inaccessibile», riservato appunto a chi dormiva per ricevere la visione. Secondo le credenze del tempo Asclepio poteva apparire in sogno, toccare il malato, parlargli o indicare un rimedio. Nei racconti compaiono spesso anche i serpenti e i cani sacri del santuario, animali associati al dio.

Intorno all'abaton crebbe nel tempo un grande complesso: il tempio di Asclepio, la misteriosa costruzione circolare detta tholos, alloggi per i visitatori, bagni, uno stadio e il famoso teatro, attribuito dalle fonti antiche a Policleto il Giovane e ancora oggi celebre per la sua acustica. Epidauro era insieme luogo di culto, di cura e di feste.

Le stele dei miracoli

Pausania, che visitò il santuario nel II secolo dopo Cristo, riferisce di aver visto alcune stele su cui erano incisi i nomi di uomini e donne guariti dal dio, con la malattia e il modo della guarigione. Diversi frammenti di queste iscrizioni, note come iamata, furono ritrovati negli scavi condotti a fine Ottocento dall'archeologo greco Panagiotis Kavvadias.

I testi raccontano casi straordinari, talvolta quasi favolosi: ciechi che riacquistano la vista, una donna incinta da cinque anni, un uomo che si risveglia guarito dopo aver visto il dio operare su di lui. Gli studiosi li leggono come documenti della propaganda del santuario e della fede dei pellegrini, non come cronache mediche. Proprio per questo sono una fonte preziosa sulla religiosità greca.

La diffusione del culto

Dal santuario di Epidauro il culto si diffuse in tutto il Mediterraneo. Ad Atene Asclepio fu accolto nel 420 avanti Cristo, e la tradizione ricorda che fu il poeta Sofocle a ospitarne le immagini sacre in attesa del nuovo santuario. Aristofane, nella commedia Pluto, descrive con ironia una notte di incubazione, con i fedeli sdraiati e il sacerdote che raccoglie le offerte.

A Roma il dio arrivò, secondo Livio, nel 293 avanti Cristo durante una pestilenza: un serpente sacro portato da Epidauro sarebbe sceso dalla nave sull'Isola Tiberina, dove fu fondato il tempio di Esculapio. Altri grandi Asclepiei, come quelli di Pergamo e di Cos, proseguirono la pratica fino alla tarda antichità.

Oggi le rovine di Epidauro sono patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e il teatro ospita ancora rappresentazioni di tragedie antiche nelle sere d'estate. Camminando tra le fondamenta dell'abaton e del tempio, il visitatore attraversa i luoghi in cui, per quasi un millennio, uomini e donne affidarono ai sogni le loro speranze più urgenti, nella convinzione che il dio potesse parlare loro nel silenzio della notte.