Giuseppe, il sognatore della Genesi, e i sogni del faraone
I sogni di Giuseppe nella Genesi: i covoni e le stelle, il coppiere e il panettiere, le sette vacche grasse e magre del faraone e il loro significato.
Nessun personaggio biblico è legato ai sogni quanto Giuseppe, il figlio prediletto del patriarca Giacobbe. La sua storia, narrata nei capitoli dal 37 al 50 del libro della Genesi, è costruita intorno a tre coppie di sogni: i suoi, quelli di due compagni di prigionia e quelli del faraone d'Egitto. Ogni coppia segna una svolta nella vicenda, che porta il giovane pastore dalla cisterna in cui lo gettano i fratelli fino al vertice della corte egiziana. È uno dei racconti più compiuti dell'Antico Testamento.
I covoni e le stelle
Il giovane Giuseppe racconta ai fratelli di aver sognato di legare covoni nei campi: il suo covone si alzava e restava diritto, mentre quelli dei fratelli gli si inchinavano attorno. In un secondo sogno il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a lui. Anche il padre Giacobbe, pur rimproverandolo, conserva il ricordo di queste parole.
I sogni accendono la gelosia dei fratelli, che lo chiamano con disprezzo «il sognatore» e decidono di liberarsene. Giuseppe viene venduto a mercanti diretti in Egitto. Il lettore capisce solo alla fine del racconto che quelle immagini annunciavano davvero il giorno in cui i fratelli, spinti dalla carestia, si sarebbero inchinati davanti a lui senza riconoscerlo.
Il coppiere e il panettiere
In Egitto Giuseppe, servo nella casa del funzionario Potifar, finisce in prigione per un'accusa ingiusta. Lì incontra il capo dei coppieri e il capo dei panettieri del faraone, caduti in disgrazia, che fanno due sogni nella stessa notte. Prima di interpretarli Giuseppe pronuncia una frase che riassume il punto di vista biblico: «Non è forse Dio che ha le interpretazioni?» (Genesi 40,8).
Il coppiere ha visto una vite con tre tralci, di cui spremeva l'uva nella coppa del sovrano: tre giorni dopo sarà reintegrato. Il panettiere ha visto tre canestri di pane sulla testa, beccati dagli uccelli: tre giorni dopo sarà messo a morte. Le due interpretazioni si avverano esattamente, ma il coppiere, tornato a corte, dimentica il giovane ebreo rimasto in prigione.
Le vacche grasse e le vacche magre
Due anni più tardi il faraone sogna sette vacche belle e grasse che salgono dal Nilo, seguite da sette vacche brutte e magre che le divorano. Poi vede sette spighe piene, inghiottite da sette spighe vuote e bruciate dal vento orientale. Nessuno dei maghi e dei sapienti d'Egitto sa spiegare i sogni, finché il coppiere si ricorda di Giuseppe.
Giuseppe annuncia sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia e consiglia di accumulare grano nei granai. Il faraone lo nomina amministratore di tutto il paese. L'espressione «vacche grasse e vacche magre» è entrata nel linguaggio comune di molte lingue europee proprio grazie a questo episodio. Il nome egiziano che il sovrano gli impone, Zafnat-Paneach, è ancora oggetto di discussione tra i filologi.
Gli studiosi hanno notato i molti dettagli egiziani del racconto, dai titoli di corte ai maghi del faraone, e lo hanno messo in relazione con la tradizione onirica del paese del Nilo. Al di là del dibattito sulla sua datazione, la storia di Giuseppe propone un'idea precisa: i sogni vengono da Dio, e solo chi è ispirato da Dio può comprenderli davvero.