La ru'ya nell'Islam: i sogni nel Corano e nella tradizione del Profeta
Il sogno nell'Islam: la sura di Giuseppe, il sogno di Abramo, la distinzione tra ru'ya e hulm e il sogno vero come parte della profezia negli hadith.
Nella cultura islamica il sogno occupa un posto di grande rilievo, sia nel testo sacro sia nella tradizione dei detti attribuiti al profeta Muhammad. La lingua araba distingue con cura due tipi di esperienza notturna: la ru'ya, la visione veritiera che può contenere un messaggio divino, e lo hulm, il sogno confuso o inquietante. Questa distinzione ha orientato per secoli la riflessione religiosa e la pratica dell'interpretazione, dando origine a una delle più ricche letterature oniriche del mondo.
I sogni nel Corano
Il Corano dedica un'intera sura, la dodicesima, alla storia di Yusuf, il Giuseppe biblico. Il racconto si apre con il sogno del giovane, che vede undici stelle, il sole e la luna prostrarsi davanti a lui, e prosegue con i sogni dei compagni di prigionia e del re d'Egitto. La sura insiste sul fatto che la capacità di interpretare i sogni è un dono concesso da Dio.
Un altro episodio celebre riguarda Abramo, che nella sura trentasettesima dice al figlio di aver visto in sogno di doverlo sacrificare. Il figlio accetta, ma Dio interviene e lo riscatta con una vittima. Il Corano ricorda anche un sogno del Profeta sull'ingresso dei credenti alla Mecca, presentato come visione veritiera che si sarebbe realizzata, e una visione prima della battaglia di Badr.
Il sogno negli hadith
Le raccolte di hadith, i detti e i fatti attribuiti a Muhammad, contengono numerosi insegnamenti sui sogni. Secondo una tradizione riportata da Aisha, la rivelazione al Profeta iniziò con sogni veritieri, che si avveravano chiari come la luce dell'alba. Un detto molto citato afferma che il sogno vero del credente è una delle quarantasei parti della profezia.
Altri hadith distinguono tre specie di sogni: quelli che vengono da Dio, quelli suggeriti da Satana per rattristare l'uomo e quelli che nascono dai pensieri della persona stessa. Ai credenti si raccomandava di raccontare i sogni buoni solo a chi si ama e di non divulgare quelli cattivi. Dopo la morte di Muhammad, secondo la tradizione, la profezia è cessata, ma restano le visioni veritiere.
Sogni e vita religiosa
La tradizione islamica attribuì ai sogni un ruolo anche nella vita della comunità. Le biografie di santi e dotti riportano spesso sogni in cui compare il Profeta, considerati particolarmente autorevoli perché, secondo un hadith, Satana non può assumere il suo aspetto. Nella mistica sufi le visioni notturne erano parte del cammino spirituale e venivano discusse con il maestro.
Il grande storico Ibn Khaldun, nella Muqaddima composta nel 1377, dedica alcune pagine alla scienza dell'interpretazione dei sogni, considerandola una disciplina religiosa nata nella comunità musulmana. Ne descrive i principi e ricorda gli interpreti più celebri, mostrando quanto essa fosse integrata nel sapere del suo tempo. Ibn Khaldun la colloca tra le scienze nate in seno alla legge religiosa, accanto al diritto e all'esegesi.
Lo studio della ru'ya permette così di comprendere un aspetto profondo della civiltà islamica, in cui il confine tra sonno e veglia era visto come uno spazio possibile di comunicazione con il divino, regolato però da criteri precisi di prudenza e di discernimento. Questi criteri, elaborati dai giuristi e dai mistici, distinguevano con cura il sogno da custodire da quello da dimenticare.