Sogni di re e condottieri: da Astiage ad Annibale e Alessandro

I sogni dei potenti nelle fonti antiche: Astiage e la nascita di Ciro, il fantasma di Serse, Alessandro a Tiro, Annibale in Italia e Calpurnia prima delle Idi.

Nella storiografia antica i sogni dei sovrani non sono semplici aneddoti. Erodoto, Plutarco, Cicerone e Svetonio li registrano con cura, perché il destino di un re coincideva con quello di un popolo, e un messaggio notturno ricevuto da lui poteva cambiare il corso di una guerra o di una dinastia. Raccolti insieme, questi racconti mostrano come il sogno fosse un linguaggio del potere, usato per spiegare le vittorie, giustificare le decisioni e annunciare, con il senno di poi, le catastrofi.

Astiage e la nascita di Ciro

Erodoto, nel primo libro delle Storie, racconta che Astiage, re dei Medi, sognò che la figlia Mandane produceva una quantità d'acqua tale da inondare l'intera Asia. Spaventato dall'interpretazione dei Magi, la diede in sposa a un persiano di rango modesto. Più tardi sognò una vite che nasceva dal grembo della figlia e copriva tutto il continente.

Temendo che il nipote gli togliesse il regno, Astiage ordinò di uccidere il neonato, che però fu salvato e allevato da un pastore. Quel bambino era Ciro il Grande, che da adulto avrebbe effettivamente rovesciato il nonno e fondato l'impero persiano. Il racconto segue uno schema diffuso: il tentativo di sfuggire a un sogno finisce per realizzarlo.

Il fantasma di Serse

Nel settimo libro Erodoto narra che Serse, incerto se muovere guerra alla Grecia, aveva deciso di rinunciare. Gli apparve allora in sogno un uomo alto e bello che lo rimproverava e gli ordinava di partire. Il consigliere Artabano, scettico, sosteneva che i sogni nascono dai pensieri del giorno, ma accettò di indossare le vesti del re e di dormire nel suo letto.

Anche Artabano vide la stessa figura, che lo minacciava per aver dissuaso il sovrano. Convinto, cambiò parere e la spedizione partì, per concludersi con le sconfitte di Salamina e Platea. Per Erodoto l'episodio mostra come un sogno inviato dagli dèi possa spingere un re verso la rovina, e ricorda da vicino il sogno ingannevole di Agamennone nell'Iliade.

Alessandro, Annibale e Cesare

Plutarco, nella Vita di Alessandro, riferisce che durante l'assedio di Tiro, nel 332 avanti Cristo, il re sognò un satiro che gli sfuggiva e poi si lasciava catturare. L'indovino Aristandro di Telmesso divise il nome del satiro in due parole greche, sa Tyros, «Tiro è tua», e la città cadde poco dopo. Lo stesso aneddoto si legge anche in Artemidoro.

Cicerone, nel trattato Sulla divinazione, riporta da fonti più antiche il sogno di Annibale dopo la presa di Sagunto: un giovane mandato da Giove lo guidava verso l'Italia, mentre alle sue spalle un enorme serpente devastava ogni cosa, simbolo della distruzione che il condottiero avrebbe portato. Plutarco e Svetonio narrano infine che Calpurnia, moglie di Cesare, la notte prima delle Idi di marzo del 44 avanti Cristo sognò il marito ucciso e cercò di trattenerlo in casa.

Molti di questi racconti furono probabilmente costruiti o arricchiti dopo i fatti, per dare un senso agli eventi. Ma proprio per questo sono preziosi: rivelano che gli antichi consideravano il sogno uno dei luoghi in cui la storia e il volere degli dèi si incontravano, e che nessun potere, per quanto grande, poteva sentirsi al riparo dalla notte.