Il Somniale Danielis e i libri dei sogni del Medioevo

Il Somniale Danielis, libro dei sogni medievale attribuito al profeta Daniele: origini greche, ordine alfabetico, lunari onirici, traduzioni e stampe.

I teologi del Medioevo cristiano guardavano con sospetto l'interpretazione dei sogni, che però non scomparve affatto. Accanto ai trattati dotti circolavano piccoli manuali pratici, copiati nei monasteri e poi tradotti nelle lingue volgari. Il più diffuso di tutti portava il nome di un'autorità biblica indiscutibile: il profeta Daniele, l'interprete dei sogni di Nabucodonosor. Si tratta del Somniale Danielis, un testo modesto per ambizioni ma straordinario per diffusione, che accompagnò i lettori europei per quasi mille anni.

Un elenco in ordine alfabetico

Il Somniale Danielis è costruito come un dizionario. Ogni voce indica in poche parole un'immagine sognata e il suo significato: vedere uccelli, ricevere un anello, lavarsi le mani, attraversare un fiume. Le voci sono disposte in ordine alfabetico secondo la parola latina principale, così che il lettore potesse trovare rapidamente ciò che cercava, senza bisogno di competenze particolari.

A differenza dell'Oneirocritica di Artemidoro, il libro non tiene conto della persona che sogna né del contesto. Ogni immagine ha un solo significato, generalmente breve: gioia, guadagno, danno, lite, onore. Questa semplicità ne spiega il successo, ma anche il disprezzo di molti intellettuali del tempo, che lo consideravano uno strumento di superstizione popolare.

Origini e trasmissione

Il testo latino discende da modelli greci di epoca tardoantica o bizantina, anch'essi attribuiti a Daniele. I manoscritti latini più antichi risalgono all'alto Medioevo, intorno al IX secolo, e ne esistono numerose redazioni diverse, più lunghe o più brevi. Nell'XI secolo fu tradotto in antico inglese, e nei secoli successivi apparve in francese, tedesco, italiano e altre lingue.

Con l'invenzione della stampa, nella seconda metà del Quattrocento, il Somniale ebbe numerose edizioni a basso costo, spesso con titoli diversi. Accanto a esso circolavano i cosiddetti lunari dei sogni, che attribuivano significati diversi ai sogni a seconda del giorno del mese lunare in cui erano avvenuti, e brevi trattati che legavano il valore del sogno alle ore della notte.

Tra Bisanzio, l'Islam e l'Occidente

Nel mondo bizantino ebbe grande fortuna un trattato più ampio, l'Oneirocritico attribuito a un certo Achmet, composto probabilmente tra il IX e l'XI secolo, che rielabora in chiave cristiana materiali di origine araba. Nel 1176 Leone Tosco, un pisano attivo a Costantinopoli, lo tradusse in latino, facendolo conoscere in Occidente come un testo dotto e autorevole.

Gli intellettuali medievali discutevano intanto il valore dei sogni con argomenti teologici. Giovanni di Salisbury, nel Policraticus del 1159, condannava chi affidava le proprie decisioni ai libri dei sogni, mentre riconosceva che Dio poteva parlare in sogno ai giusti. La tensione tra teologia e pratica popolare accompagnò questi testi per secoli. Anche Tommaso d'Aquino, nel Duecento, distinse le cause naturali dei sogni da quelle soprannaturali.

Il Somniale Danielis resta così un documento prezioso della mentalità medievale. Le sue brevi formule ci rivelano quali immagini colpivano l'immaginazione delle persone comuni, quali paure e quali speranze affidavano alla notte, e come la figura biblica di Daniele fosse diventata, nella cultura popolare, quasi il patrono degli interpreti di sogni.