Il collegio degli auguri e il lituo, bastone ricurvo degli auspici

Chi erano gli auguri di Roma, quanti erano, come venivano scelti e perché il lituo, il bastone ricurvo senza nodi, divenne il simbolo della loro arte.

Se l'aruspicina era un sapere venuto dall'Etruria, l'augurato era invece considerato una tradizione romana fin dalle origini. Gli auguri formavano uno dei grandi collegi sacerdotali della città, accanto ai pontefici. Il loro compito non era predire il futuro, ma stabilire se gli dèi approvavano un'azione che si stava per compiere: la fondazione di un tempio, l'elezione di un magistrato, l'inizio di una battaglia.

Un collegio antico e prestigioso

La tradizione faceva risalire gli auguri a Romolo o a Numa. In età repubblicana il loro numero crebbe gradualmente. Nel 300 a.C. la legge Ogulnia, ricordata da Livio, portò il collegio a nove membri e aprì la carica ai plebei, che fino ad allora ne erano stati esclusi. Silla elevò il numero a quindici e Cesare a sedici. La carica durava tutta la vita e conferiva grande prestigio a chi la ricopriva.

Per lungo tempo i nuovi membri vennero scelti per cooptazione, cioè dagli stessi auguri. Nel 104 a.C. la legge Domizia introdusse una forma di elezione popolare, poi abolita da Silla e ripristinata nel 63 a.C. Tra gli auguri più celebri vi fu Cicerone, che entrò nel collegio nel 53 a.C., e in età imperiale Plinio il Giovane, che in una lettera esprime apertamente la propria gioia per la nomina.

Il lituo

Il simbolo degli auguri era il lituo, un bastone con l'estremità superiore ricurva a spirale. Livio, descrivendo la consacrazione del re Numa, lo definisce «baculum sine nodo aduncum», un bastone ricurvo senza nodi. Con esso l'augure indicava nel cielo e sulla terra le linee che delimitavano lo spazio di osservazione. Lo stesso nome indicava anche una tromba militare dalla forma simile, usata dai Romani e dagli Etruschi.

Cicerone racconta che il lituo di Romolo era conservato nella curia dei Salii sul Palatino. Quando i Galli incendiarono Roma, all'inizio del IV secolo a.C., l'edificio bruciò, ma il bastone fu ritrovato intatto tra le ceneri. Il fatto fu interpretato come segno della continuità di Roma. Il lituo compare spesso sulle monete repubblicane e imperiali, accanto ai nomi di magistrati che erano anche membri del collegio.

Che cosa faceva un augure

Gli auguri non prendevano personalmente gli auspici per lo Stato: questo diritto spettava ai magistrati. Il collegio custodiva invece la dottrina, conservava i libri e i commentari augurali e dava pareri quando sorgevano dubbi. Se gli auguri dichiaravano che un'elezione o una legge era viziata da un errore rituale, il Senato poteva annullarla. Era un potere notevole, che rendeva la carica ambita anche per ragioni politiche.

Una cerimonia importante era l'inaugurazione: alcuni luoghi e alcuni sacerdoti, come il flamine di Giove, dovevano essere inaugurati, cioè consacrati dopo aver ottenuto segni favorevoli. Era di competenza del collegio anche l'antico augurium salutis, che si poteva celebrare solo in tempo di pace per chiedere la prosperità del popolo e che Augusto rinnovò dopo la fine delle guerre civili.

Il collegio degli auguri sopravvisse alla fine della repubblica e conservò il proprio prestigio per tutta l'età imperiale. Gli imperatori ne fecero parte e il nome stesso di Augusto, secondo Svetonio, richiamava l'idea di un augurio favorevole. Il lituo, intanto, ebbe una lunga discendenza nell'immaginario: molti hanno visto in esso un antenato del pastorale ricurvo dei vescovi, anche se il legame è più simbolico che dimostrato.