Il templum: lo spazio sacro tracciato nel cielo dagli auguri

Prima di essere un edificio, il templum era una porzione di cielo e di terra delimitata dall'augure. Origine, orientamento e significato di questo spazio.

Per noi un tempio è un edificio. Per i Romani la parola templum indicava in origine qualcosa di diverso: uno spazio delimitato con parole e gesti rituali, all'interno del quale l'augure osservava i segni degli dèi. Poteva trovarsi nel cielo, sulla terra o in un luogo costruito. Solo in un secondo momento il termine passò a indicare l'edificio sacro che sorgeva in uno spazio consacrato in questo modo.

Cielo, terra e sottosuolo

Varrone, nel De lingua Latina, distingue tre tipi di templum: quello del cielo, quello della terra e quello sotterraneo. Il templum celeste era la porzione di firmamento che l'augure delimitava con lo sguardo e con il lituo. Quello terrestre era il luogo da cui osservava, circoscritto da confini precisi. Varrone conserva anche un'antica formula con cui l'augure fissava i limiti, nominando alberi o altri punti di riferimento visibili all'orizzonte.

L'etimologia della parola è discussa. Molti studiosi la collegano a una radice che significa tagliare, la stessa che si ritrova nel greco témenos, il recinto sacro: il templum sarebbe dunque uno spazio ritagliato dal resto del mondo. Da templum deriva invece con sicurezza il verbo contemplari, che all'origine indicava l'atto di osservare con attenzione lo spazio consacrato.

L'orientamento

Il racconto più dettagliato di una presa degli auspici si legge nel primo libro di Livio, a proposito dell'inaugurazione di Numa come re. L'augure condusse Numa sulla rocca, lo fece sedere su una pietra e si sistemò alla sua sinistra, con il capo velato e il lituo in mano. Tracciò quindi le regioni del cielo da oriente a occidente, chiamando destre le parti verso mezzogiorno e sinistre quelle verso settentrione.

Poi fissò un punto lontano, fin dove lo sguardo poteva arrivare, e pregò Giove di mostrare segni chiari entro i limiti tracciati. Quando i segni giunsero, Numa fu dichiarato re. Nell'augurato romano i segni provenienti da sinistra erano di norma considerati favorevoli, al contrario di quanto accadeva presso i Greci, che privilegiavano la destra. Cicerone discute questa differenza nel secondo libro del De divinatione.

Templi costruiti e luoghi inaugurati

Sulla rocca del Campidoglio, l'Arx, esisteva un luogo stabile per l'osservazione, chiamato auguraculum. Ma il concetto di templum si estendeva a molti spazi pubblici. La curia in cui si riuniva il Senato doveva essere un luogo inaugurato, perché le decisioni prese altrove sarebbero state prive di valore. Anche i Rostri, la tribuna degli oratori nel Foro, erano considerati un templum.

Non tutti gli edifici sacri, del resto, erano templa nel senso tecnico. Il santuario di Vesta, ad esempio, secondo le fonti antiche non era stato inaugurato e quindi non era un templum, pur essendo uno dei luoghi più sacri di Roma. La distinzione mostra che il termine aveva un significato giuridico e rituale preciso, legato all'atto augurale più che alla funzione religiosa dell'edificio.

Il templum è forse il concetto che meglio rivela la mentalità augurale. Il mondo, per i Romani, non era uno spazio indifferente: doveva essere ordinato, diviso, reso leggibile prima di poter accogliere la parola degli dèi. Quando oggi entriamo in un tempio antico, entriamo in realtà in un luogo che è nato da questo gesto di delimitazione dello sguardo.