Il Liber linteus di Zagabria, l'unico libro sacro etrusco superstite

Un libro di lino scritto in etrusco, tagliato in bende per avvolgere una mummia egizia: la storia e il contenuto del Liber linteus custodito a Zagabria.

Dei libri sacri etruschi descritti dagli autori latini non è sopravvissuto quasi nulla. Esiste però un'eccezione straordinaria, giunta fino a noi per una serie di circostanze quasi romanzesche. È il Liber linteus, un libro di lino scritto in lingua etrusca e conservato al Museo Archeologico di Zagabria. Con oltre mille parole leggibili è il testo etrusco più lungo che si conosca e l'unico libro di lino etrusco che si sia conservato.

Dalla tomba egizia al museo

Nel 1848 Mihael Barić, un funzionario croato al servizio dell'amministrazione ungherese, acquistò in Egitto, ad Alessandria, una mummia femminile. La conservò nella propria casa a Vienna e, dopo la sua morte, la mummia passò al museo di Zagabria. Le bende che avvolgevano il corpo presentavano righe di scrittura, ma per alcuni decenni nessuno riuscì a identificare la lingua e si pensò a varie scritture orientali.

Solo alla fine dell'Ottocento l'egittologo austriaco Jakob Krall riconobbe che la scrittura era etrusca. Si comprese allora che il lino era stato in origine un libro scritto in colonne, e che in Egitto era stato tagliato in strisce e riutilizzato per la mummificazione. Come un libro etrusco sia arrivato in Egitto resta un mistero: forse apparteneva a una comunità di Etruschi emigrati, forse giunse per vie commerciali.

Un calendario di riti

Per il testo si propone di solito una datazione al III secolo a.C., anche se alcuni studiosi la spostano un poco più tardi. Il contenuto, nonostante le difficoltà della lingua etrusca, è almeno in parte comprensibile. Si tratta di un calendario rituale: il testo indica date precise, nomi di divinità e formule che sembrano descrivere offerte e cerimonie da compiere in determinati giorni e in determinati luoghi.

Vi compaiono nomi di dèi noti anche da altre fonti, come Nethuns, e termini che ricorrono in altri testi religiosi etruschi. La struttura ripetitiva, con formule che tornano con piccole variazioni, ricorda quella dei testi rituali di altri popoli dell'Italia antica, come le Tavole di Gubbio, scritte in lingua umbra. Per questo il Liber linteus viene spesso associato ai libri rituales di cui parlano le fonti latine.

Altri testi rituali

Il Liber linteus non è l'unico documento di questo tipo. La Tegola di Capua, una lastra di terracotta del V secolo a.C. scoperta nel 1898 a Santa Maria Capua Vetere e oggi conservata a Berlino, contiene anch'essa un calendario di cerimonie, organizzato per mesi. Si tratta del secondo testo etrusco per lunghezza e conferma che i calendari sacri erano una parte importante della letteratura religiosa etrusca.

Insieme, i due documenti offrono uno sguardo diretto sulla religione etrusca, senza la mediazione degli autori greci e romani, che spesso la descrivevano con curiosità ma anche con pregiudizi. Il loro studio procede lentamente, perché l'etrusco, pur essendo scritto in un alfabeto leggibile, resta una lingua compresa solo in parte.

Il Liber linteus ci ricorda che gli Etruschi furono davvero un popolo del libro sacro. Le loro dottrine non vivevano soltanto nella memoria dei sacerdoti, ma erano affidate alla scrittura e regolate con precisione quasi notarile. Che l'unico libro superstite si sia salvato grazie a un'usanza funeraria egizia è una delle coincidenze più singolari della storia dell'archeologia.