I polli sacri e il tripudium, gli auspici portati in battaglia
Il pullarius, il becchime che cade dal becco e la sfida di Publio Claudio Pulcro a Drepana nel 249 a.C.: la storia degli auspici tratti dai polli sacri.
Tra i modi di prendere gli auspici, quello dei polli sacri era il più pratico e, per questo, il più usato dagli eserciti romani. Gli uccelli selvatici non si potevano comandare, mentre i polli, chiusi in una gabbia, potevano essere portati ovunque. La loro osservazione era affidata a un addetto, il pullarius, che seguiva i comandanti in guerra e annunciava il responso al momento opportuno.
Il segno del becchime
Il segno da osservare era il modo in cui i polli mangiavano. Quando venivano liberati dalla gabbia e beccavano con avidità, al punto che il cibo cadeva loro dal becco e toccava terra, si aveva il cosiddetto tripudium solistimum, il segno più favorevole. Se invece si rifiutavano di uscire o di mangiare, oppure si allontanavano, il presagio era negativo e l'azione doveva essere rinviata.
Festo, riassumendo Verrio Flacco, elenca cinque tipi di segni augurali: quelli che vengono dal cielo, dagli uccelli, dal tripudium, dai quadrupedi e dai fenomeni minacciosi detti dirae. I polli rientravano nella terza categoria. Cicerone, nel De divinatione, osserva con ironia che il segno favorevole era facile da ottenere, perché gli animali venivano tenuti a digiuno in gabbia: era inevitabile che, liberati, si gettassero sul cibo.
La sfida di Claudio Pulcro
L'episodio più famoso risale alla prima guerra punica. Nel 249 a.C. il console Publio Claudio Pulcro si preparava ad attaccare la flotta cartaginese presso Drepana, in Sicilia. Quando il pullarius annunciò che i polli non mangiavano, il console li fece gettare in mare dicendo, secondo Cicerone, «che bevano, dato che non vogliono mangiare». La battaglia fu una delle più gravi sconfitte navali di Roma.
Claudio fu richiamato a Roma e processato. Per gli autori antichi la sconfitta non era dovuta soltanto a errori tattici, ma al disprezzo per gli dèi. Valerio Massimo e Svetonio riprendono l'aneddoto, che divenne un esempio classico di empietà punita. Una lezione analoga si traeva dalla sorte di Gaio Flaminio, che nel 217 a.C. ignorò i segni sfavorevoli e cadde poco dopo presso il lago Trasimeno.
Il pullarius bugiardo
Livio racconta un episodio di segno opposto, avvenuto nel 293 a.C. presso Aquilonia, durante la guerra contro i Sanniti. I polli non volevano mangiare, ma il pullarius, sapendo che i soldati erano impazienti di combattere, annunciò al console Lucio Papirio Cursore un tripudium favorevole. Quando la menzogna venne scoperta, Papirio rispose che l'auspicio restava valido per lui e che la colpa ricadeva su chi l'aveva falsato.
Il console fece porre i pullarii in prima linea, e quello colpevole cadde colpito da un giavellotto prima dell'inizio dello scontro. Proprio in quel momento, secondo Livio, un corvo fece udire la sua voce, e Papirio lo interpretò come conferma che gli dèi erano presenti e avevano punito il colpevole. La battaglia si concluse con una vittoria romana.
Questi racconti mostrano bene la natura dell'auspicio romano. Non si trattava di conoscere il futuro, ma di ottenere il consenso divino secondo una procedura corretta. La responsabilità ricadeva su chi la eseguiva: chi la falsava pagava di persona, chi la ignorava esponeva lo Stato alla rovina. Anche un semplice pollo affamato poteva diventare, in questo sistema, la voce degli dèi.