Spurinna e le idi di marzo: il presagio che Cesare ignorò

L'aruspice Spurinna, la vittima senza cuore e l'avvertimento sulle idi di marzo del 44 a.C.: il racconto di Svetonio, Cicerone e Valerio Massimo.

Il presagio delle idi di marzo è diventato proverbiale, ma la storia da cui nasce è più articolata di quanto si pensi. Il protagonista è un aruspice di nome Spurinna, che nei mesi precedenti il 15 marzo del 44 a.C. avrebbe avvertito Giulio Cesare di un pericolo mortale. Le fonti antiche raccontano l'episodio con qualche differenza, ma concordano nel dire che Cesare non tenne conto dell'avvertimento.

La vittima senza cuore

Cicerone, che scriveva il De divinatione proprio in quei mesi, ricorda un fatto avvenuto poco prima dell'assassinio. Il giorno in cui Cesare sedette per la prima volta sul seggio d'oro e si mostrò in veste di porpora, durante un sacrificio il bue offerto fu trovato senza cuore. Il giorno seguente, nel fegato della vittima mancava la parte chiamata testa. Entrambi i segni erano considerati tra i più gravi dell'aruspicina.

Nel secondo libro Cicerone torna sull'episodio con spirito critico. Osserva che nessun animale può vivere senza cuore e che, se l'organo non fu trovato, doveva essere andato perduto in qualche altro modo oppure non era stato visto. È una delle pagine in cui l'autore mette alla prova, con ragionamenti fondati sulla natura, la credibilità dei presagi tradizionali.

Venute, ma non passate

Svetonio, nella Vita di Cesare, riferisce l'avvertimento in modo più preciso. Durante un sacrificio Spurinna avrebbe ammonito Cesare di guardarsi da un pericolo che non si sarebbe protratto oltre le idi di marzo. La mattina del 15, entrando nella curia, Cesare lo derise come falso profeta, facendogli notare che le idi erano arrivate senza alcun danno. Spurinna rispose che erano venute, ma non ancora passate.

Plutarco racconta lo stesso dialogo senza nominare l'indovino, e Valerio Massimo colloca anch'egli l'episodio tra i casi celebri di presagi. Le fonti aggiungono altri segni di quei giorni: il sogno della moglie Calpurnia, un piccolo uccello inseguito da altri e sbranato nella curia di Pompeo e, secondo Cassio Dione, le armi sacre a Marte custodite nella dimora di Cesare, che avrebbero risuonato durante la notte.

Chi era Spurinna

Di Spurinna sappiamo poco. Il nome è etrusco e compare in iscrizioni di Tarquinia, dove una famiglia Spurinna ebbe un ruolo di primo piano. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l'aruspice appartenesse a questa stirpe aristocratica, il che sarebbe coerente con la tradizione per cui la disciplina era custodita dalle grandi famiglie etrusche. Si tratta però di un'ipotesi, che le fonti non permettono di confermare.

La sua presenza accanto a Cesare non deve stupire. Il dittatore era anche pontefice massimo e, come altri magistrati del tempo, si serviva di aruspici durante i sacrifici pubblici. Proprio la frequenza di questi riti rende plausibile che un esperto etrusco abbia espresso un parere sfavorevole, anche se la forma precisa delle sue parole è stata probabilmente arricchita dal racconto successivo.

La storia di Spurinna ha attraversato i secoli. Shakespeare, nel Giulio Cesare, affida l'avvertimento a un indovino senza nome, rendendo celebre la formula sulle idi di marzo. Per lo storico, l'episodio è soprattutto una testimonianza della presenza degli aruspici etruschi al centro della vita politica romana negli ultimi anni della repubblica.